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Il
Marcuzziano è …
Montalto di statura e Martinsicuro di sé è sempre
in Venagrande, anche se Corropoli un po’ troppo. Il suo segno
zodiacale il Torano. Il fiore la Rosara. Apprezza la
buona tavola ma si accontenta anche di una fettina di Civitella
con Montepiselli e un bicchiere d’Acquaviva. Il suo hobby
Pescara nel Tronto. Odia i
discorsi Sibillini, ma spesso
non Al
colonnello preferisce la Colonnella ovvero essere Controguerra. Ai giovani
ama ripetere il Capradosso che Fra Patrignone (devoto di Sant’Egidio
e Sant’Omero), gli ripeteva dopo averlo S. Benedetto con
l’Acquasanta: “Meglio tessere la propria tela di Ragnola
Lisciano Lisciano, che combinare un Monteprandone di
fesserie, ritrovandosi in un Grottammare di guai”. Ai più
piccoli racconta la favola di Biancaneve e i sette gnani: Cossi,
Appi, Casti, Foli, Malti, Rapa, Massi. Ai più
grandi la storia di un Don Giovanni detto Montegallo che …
“un giorno conobbe nel suo Castel di Lama la splendida Ripaberarda
e Amandola l’ebbe Carassai. Alla Offida
donna regalò pellicce di Castorano e una Montagna di Fiori
finché la fece sua; ma quando la sua Amatrice ebbe il Quintodecimo
figlio egli scoprì che Force lo tradiva. Questa
sgradita Comunanza gli fece girare una Rotella e sconvolto
si gettò dalla Ripa: fece un terribile Garrufo cadendo su
Accumuli di Teramo e Spinetoli (Porchia troia!);
si fece Centobuchi e si ruppe l’Ancarano. Però la sua
buona Stella di Monsampolo gli salvò la vita; da allora
l’unico suo desiderio fu godersi l’Alba Adriatica dai Colli
del Tronto e coltivare Campli di Favalanciata perché
al ricordo della sua Cupra Amatrice diventava subito Nereto. Per fortuna
conobbe poi una Giulianova molto Arquata che lo trovò Mosciano
ma lo riportò presto in Ascensione. Non c’è Roseto
senza Spinetoli”. questa è la vera storia del Marcuzziano puro sangue |